Il diario di un pazzo

Il diario di un pazzo

Il progetto del regista Paolo Biribò si è sviluppato in un laboratorio con gli attori della Compagnia Teatro d'Almaviva, teso alla definizione della follia, tema e tematica quanto mai contemporanea. Il percorso è stato poi finalizzato all'allestimento teatrale di "Diario di un Pazzo" di N.V. Gogol'. Il presupposto da cui ha preso forma il lavoro è stato di attivare negli attori una ricerca personale sulla tematica, attraverso un percorso interiore di contatto con parti del sè non razionali, un viaggio attraverso la scoperta di ciò che in ognuno di noi è libero e che non è elaborato dalla coscienza stessa.

Follia quindi, intesa come rifugio in una realtà che non è tale, che è falsata ed a volte consolatoria del nostro sentirsi inadeguati.

Il testo di Gogol', dunque, come esempio; un'opera strutturata in un lungo monologo, che mostra le tante facce della follia, vissute come una crescente sensazione di estraneità, di diversità, che si manifesta in un corsa veloce verso un mondo slegato, astratto, fittizio e protettivo.

Tra i diversi aspetti di questa mente che si perde nella sua personale "assenza di tempo" ne sono rappresentati alcuni tra i più salienti, affidati a tre attori che nel corso della rappresentazione si compensano, si mescolano e si allontanano, come le diverse parti di un Io diviso. Al loro fianco le voci delle paure, delle angosce, delle forze interiori del protagonista, sono affidate ad attrici che ne disegnano i tratti come dittatori inconsci, che lo spingono all'allontanamento dalla realtà, verso un mondo di illusioni e di nuove identificazioni, alla ricerca di attimi di gratificazione.

La messa in scena è scarna, nuda, così come a nudo si mette il personaggio; un'esplicita volontà di evidenziare le fasi attraverso cui arriva a perdersi.

L'operazione vorrebbe inoltre focalizzare l'attenzione sull'importanza di avvicinarsi ed imparare a convivere con le diversità, sottolineando che nessuna di queste, pur supposta tale, è così lontana dalle esistenze cosiddette "normali", ed anzi, il mettersi a confronto con tematiche comuni può anche fornirne utili chiavi di lettura.

 

credits

progetto e regia: Paolo Biribò

con: Enrico Dabizzi, Fulvio Ferrati, Lidia Giordano, Domenico Iaccino, Rossella Magnolfi, Marta Martini, Laura Torricini

collaborazione artistica: Duccio Barlucchi

luci: Jean Paol Carradori

direzione tecnica: Lorenzo Castagnoli

organizzazione: Eugenia Saint Pierre

 

 

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