L'Importanza di essere Franco

L'Importanza di essere Franco

Oscar Wilde, ai suoi tempi inimitabile e ricercato alfiere d’un umorismo caustico ed irresistibile, è un campione del teatro brillante.
“L’Importanza…” è un gioiello di comicità raffinata e tagliente, che dileggia con irriverente ed esilarante sarcasmo l’alta società e la cultura vittoriana, in un mirabile affresco di prototipi umani e sociali ed una straordinaria fabula narrativa in cui, attorno all’irrinunciabile nome di Ernesto (o, come nel nostro allestimento, Franco), si snoda una vicenda colorata dai connotati del giallo, del salottiero, del sarcasmo verso il perbenismo di facciata e le “buone maniere”, in una sequenza di gaie e geniali vuotezze e colpi di scena gustosi ed imprevisti, fino al “lieto fine” in cui l’autore ribadisce con garbo tagliente il proprio sguardo sui suoi contemporanei e sulla sempre attuale stupidità dell’ipocrisia e dell’Importanza data a tanti aspetti del vivere sociale che importanti certo non sono.
Considerando poi che "L’importanza…” fu scritta proprio nel periodo della vita di Wilde che prelude alla sua rovina ed eclissi sociale ed artistica, il contrasto tra le invenzioni frivole, fresche e spensieratamente geniali della fantasia, e la cupezza della realtà, getta una luce paradossale ed inquietante su questa fiaba rigorosamente e volutamente disimpegnata da ogni “messaggio” che non sia l’eleganza della formulazione delle cose della vita.
Per dirla con Gwendolin “nelle cose importanti lo stile, non la sostanza, è quello che conta”. La rilettura del Teatro d’Almaviva traspone la vicenda sulle colline toscane,  ribattezzando tutti i protagonisti con cognomi da cani, in un’impertinente allegoria con il loro continuo abbaiarsi e ringhiarsi, scodinzolare e mordicchiarsi a vicenda, con assoluta fedeltà alle regole del comune padrone, un effervescente e vuoto Bon Ton.
L’allestimento è arricchito e modernizzato grazie alle musiche, scritte per l’occasione dal Maestro Emanuele Fontana.

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