Fadjr International Festival a Teheran

Fadjr International Festival a Teheran

L’invito a questo prestigioso appuntamento fatto alla nostra compagnia teatrale ci ha lusingato ed ha impreziosito il cammino: uno spettacolo che ha riscosso vivo apprezzamento per la fantasia, l'originalità d’approccio e di messa in scena d’un grande classico: la Tempesta di William Shakespeare

 

Di ritorno da Teheran, dal prestigioso Fadjr International Teather Festival, riportiamo un’esperienza intensa e ricca, sia umanamente che professionalmente con ottimi riscontri di pubblico e critica.
 
In un Festival internazionale con Compagnie provenienti da 12 paesi stranieri, a parte l’ovvia soddisfazione per l’invito come unica Compagnia italiana ed il successo dell’evento, ciò che maggiormente ci ha colpito è stato il diffuso, caldo, grande interesse per il teatro e le arti in genere, ed il distacco deluso della maggior parte della gente incontrata verso il regime che li ingabbia.
 
Il pubblico ci cercava, con gentilezza e calore, ed i numerosi media hanno dedicato tempo e pagine per approfondire argomenti, soluzioni artistiche, contenuti.
 
Un episodio con la Commissione di censura riportato anche da un articolo dell'ANSA a proposito di piedi nudi o calzini per Ariel, conclusosi positivamente a favore dei piedi nudi, è stato ripreso e diffuso da numerose testate italiane quali Repubblica di Firenze o Corriere Fiorentino.
Un aspetto che da noi non avrebbe interessato nessuno diveniva lì una questione etica, come anche un fiaschetto da vino che ci han chiesto di non far transitare tra il pubblico (il Cantiniere ubriaco entra dalla platea) , ed è stato così sistemato in palcoscenico.
 
Una gradevolissima serata ospiti del Prof. Cereti, Addetto culturale d’Ambasciata, ci ha permesso poi d’incontrare molti artisti iraniani ed italiani residenti, con ulteriore arricchimento di opinioni e commenti.
 
Ma l’immagine più grata sono i circa 1000 spettatori che ogni sera hanno applaudito, in piedi, la nostra Compagnia, e con essa la forza del teatro e delle arti, la voglia di libertà d’espressione, la curiosità e l’interesse per le diversità.
Applausi come grida di dissenso, di voglia di respirare, ed i teatri sono forse gli unici luoghi in cui ciò può avvenire.
 
Il pensiero va ai nostri colleghi iraniani, costretti ad operare in restrizioni che condizionano pesantemente ogni espressività e creatività, ed agli spettatori, che hanno definito queste occasioni artistiche “un bicchier d’acqua per assetati” o un “raggio di luce in una penombra di controlli e divieti”.
 
 
Ecco alcuni dei commenti di chi ha preso parte a questo favoloso evento:
Duccio Barlucchi (regista): "Il Festival ci ha invitati richiedendo vari adattamenti alla messa in scena per ottemperare ai dettami della Repubblica islamica (niente contatti fisici uomo/donna, con conseguente modifica delle scene di Ariel con Prospero, costumi femminili rivisti con velo e forme nascoste, sostituzione delle musiche in cui canta una donna da sola), e li abbiamo fatti come un gioco di slalom creativo, sapendoli fondamentali per poter accedere a questa esperienza. Ciò che abbiamo vissuto ha ampiamente compensato i compromessi."
Andrea Donnini (Calibano): "Una di quelle esperienze che si imprimono a fuoco nel cuore, fatta con i compagni di viaggio migliori che avrei potuto avere. Amore totale per il teatro e per il gruppo."